La stanza di Beatrice era gelida, ordinata secondo una precisione geometrica che non lasciava spazio agli imprevisti.
Ogni faldone era allineato, ogni penna parallela al bordo della scrivania. Beatrice sedeva lì, con gli occhiali calcolati al millimetro e un'espressione di assoluta superiorità, mentre esaminava i fogli che Dalia le aveva appena posato sul tavolo.
Era la bozza di un manifesto creativo, scritto d'istinto, dove le parole correvano libere, incuranti dell'ortografia e dei margini.
"È semplicemente inaccettabile"
esordì Beatrice, con una voce piatta che ricordava il ticchettio di un vecchio orologio.
"C'è una consecutio temporum totalmente invertita e hai mancato un raddoppiamento ortografico imperdonabile.
La precisione formale non è un dettaglio, mia cara.
Chi sbaglia la sintassi dimostra di non avere il controllo sui propri pensieri. È una debolezza strutturale che mi annoia profondamente"
Beatrice sollevò lo sguardo, appoggiando la schiena alla sedia con la certezza incrollabile di chi ha appena demolito l'interlocutore.
Si aspettava un sussulto di vergogna, un balbettio umile.
Dalia invece, non si scompose.
Restò in piedi di fronte a lei, fiera e sicura di sé, del tutto indifferente a quell'ufficio sterile.
Guardò le dita di Beatrice, così tese e rigide e fece un piccolo sorriso calmo e distaccato che sembrò cambiare l'aria della stanza.
"Tu guardi la struttura, Beatrice"
disse Dalia.
La sua voce era ferma, limpida, un tono tranquillo che si prendeva gioco della simmetria della stanza.
"Io guardo il fuoco.
Quando scrivo, non mi interessa che la linea sia dritta, mi interessa che lasci un segno"
Beatrice scosse la testa con stizza.
"Il fuoco senza regole è solo caos sgrammaticato"
"No.
È vita"
la interruppe Dalia , facendo un passo avanti e azzerando la distanza.
Si appoggiò con le mani sul legno lucido, guardando Beatrice dritta negli occhi con un'intensità cerebrale e provocatoria che non ammetteva repliche.
"Tu hai letto questo foglio come se fosse un'autopsia"
continuò Dalia, mentre le sue labbra si piegavano in un ghigno tagliente.
"Hai contato i refusi, hai misurato gli accenti.
Ma la bellezza del messaggio, l'energia che fa muovere i pensieri, l'hai sentita?
O il tuo dizionario ti fa da scudo contro tutto ciò che è vivo?
C'è una forza nel disordine che la tua mente quadrata non oserà mai nemmeno immaginare"
Beatrice provò a ribattere, a cercare un termine tecnico per rimetterla al proprio posto, ma la gola le si era fatta improvvisamente secca davanti a tanta sicurezza.
"Passi le tue giornate a correggere i dettagli per paura di affrontare l'imprevisto"
disse Dalia, sfiorando il foglio con la punta delle dita, con un gesto lento e deliberato.
"Hai una vita così impeccabile, così pulita e sei così disperatamente noiosa.
Preferisco scrivere con cento errori ma saper emozionare le persone, piuttosto che passare l'esistenza a lucidare una gabbia vuota come fai tu"
Dalia sfilò i fogli da sotto le mani immobili di Beatrice, li piegò con studiata indolenza e li infilò nella borsa.
"Le mie parole le porto a chi sa leggerci dentro la passione, non solo i codici"
Si voltò e camminò verso l'uscita, fiera, sicura e sgrammaticata nella sua magnifica libertà.
Beatrice rimase seduta nel silenzio perfetto del suo ufficio.
E per la prima volta, avvertì tutto il peso e l'inutilità della sua elegantissima perfezione.
Consecutio temporum testo di Annabelle